domenica 11 ottobre 2009

La sentenza memorabile


Non c'è nulla a cui generalmente gli uomini siano più inclini che a dar corso alle loro opinioni; quando non ci bastano i mezzi comuni, vi aggiungiamo il comando, la forza, il ferro e il fuoco. E' triste essere al punto che la miglior prova della verità sia la moltitudine dei credenti, in una folla dove i pazzi sono tanto superiori di numero ai saggi. "Quasi vero quidquam sit tam valde, qual nil sapere vulgare" ("Come se ci fosse qualcosa di più comune della mancanza di buon senso", Cicerone, De divinatione, II, XXXIX). "Sanitatis patrocinium est, insanientium turba" ("Bella autorità per la saggezza, una folla di pazzi", Sant'Agostino, Civitas Dei, VI, X). E' difficile  affermare il proprio giudizio contro le opinioni comuni. La convizione più immediata, tratta dal soggetto stesso, afferra i semplici; di là si attacca agli accorti, per l'autorità del numero e l'antichità delle testimonianze. Per quanto mi riguarda, se per qualcosa non credessi a uno, non crederei a cento uni, e non giudico le opinioni dagli anni.

(Michel de Montaigne, in Leonardo Sciascia, Il teatro della memoria. La sentenza memorabile, Adelphi)

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