domenica 6 dicembre 2009

Appassirà così l'immagine viva della ragione in fiamme




So bene che facendo questa ultima ipotesi, io contesto ciò che comunemente si asserisce: che i progressi della medicina potranno sì far sparire la malattia mentale, come la lebbra e la tubercolosi; ma che una cosa rimarrà, ed è il rapporto dell'uomo con i suoi fantasmi, con il suo impossibile, con il suo dolore senza corpo, con la sua carcassa notturna; e che una volta messo fuori circuito il patologico, l'oscura appartenenza dell'uomo alla follia sarà la memoria senza età di un male cancellato nella sua forma di malattia, ma ostinantesi come sofferenza. A dire il vero, quest'idea suppone inalterabile ciò che probabilmente è più precario, molto più precario che le perseveranze del patologico: il rapporto di una cultura con la cosa stessa che esclude e più precisamente il rapporto della nostra cultura con questa verità di sé, lontana e inversa, che essa scopre e ricopre nella follia.

(Michel Foucault, La follia, l'opera assente, in Scritti letterari, Feltrinelli)

Nessun commento:

Posta un commento