martedì 8 dicembre 2009

Inattualmente




"D'altronde detesto tutto ciò che mi istruisce soltanto, senza ampliare o eccitare immediatamente la mia attività." Con queste parole Goethe, come con un ceterum censeo espresso con vigore, può cominciare la nostra considerazione sul valore e non-valore della storia. In essa si vuole dimostrare, infatti, perchè si debba detestare seriamente, secondo le parole di Goethe, un'istruzione che non vivifichi, un sapere in cui l'attività si indebolisca, la storia come un prezioso superfluo e un lusso della conoscenza - per la ragione, cioè, che fa difetto in tutto ciò il più necessario e perchè il superfluo è nemico del necessario. Certamente noi abbiamo bisogno di storia, ma in modo diverso di come ne ha bisogno il raffinato indolente nel giardino del sapere, anche se costui potrebbe guardare dall'alto i nostri duri e rozzi bisogni e necessità. Cioè, noi ne abbiamo bisogno per la vita e per l'azione, non per un comodo voltar le spalle alla vita e all'azione vile e cattiva. Noi vogliamo servire la storia nei limiti in cui essa serve la vita: ma vi è un grado di fare storia e una valutazione della stessa, in cui la vita deperisce e degenera: un fenomeno che oggi è necessario esperire sulla base dei rimarchevoli sintomi del nostro tempo, nella stessa misura in cui può essere doloroso.

(Friedrich Wilhelm Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita, in Opere 1870/1881, Newton)

Nessun commento:

Posta un commento