venerdì 26 febbraio 2010

mercoledì 17 febbraio 2010

On Being An Angel


Lo stato di eknoia è lo stato normale del cittadino ben condizionato, eternamente obbediente. E' uno stato dell'essere nel quale l'individuo è così estraniato da ogni aspetto della propria esperienza, da ogni spontaneo impulso ad agire, da ogni frammento di consapevolezza del proprio corpo per sé invece che dal proprio corpo come oggetto d'ispezione da parte di altri nel mondo, da ogni possibilità prudentemente rifutata di un cambiamento che risvegli, che senza metaforici giochi di prestigio si può veramente considerare questo individuo normale come fuori di sé.

(David Cooper, La morte della famiglia, Einaudi)

lunedì 15 febbraio 2010

Il regno dei tanti avanzi


 
Passando, si raccoglie questo e quello e si porta su, in superficie, dopo di che è simbolo in mezzo a un'adunanza di suoi pari, si delineano nessi, l'inaspettato prende coscienza di sé e trova conferma nel fatto che esiste anche altro. Le misure si trovano da sole non appena le capacità s'infiammano sulle effigi e la fiamma del movimento le incita a un'azione progressiva. Ma universi interi possono andare a fondo - cosa che i pensatori sanno - il pensiero non è altro che ricordo, perciò il ricordo è qualcosa che ritorna in mente, e il suo contenuto è sempre già superato, solo il suo desiderio si fa presente, avvolto in una trama fitta il pensiero si spinge nella visione del possibile che preme verso l'infinito, ma di tutto questo, in fondo, non ci si accorge nemmeno, perchè ciò che è stato pensato per l'appunto è già passato, il regno esistente è già finito, è il passato sconvolgente, è il regno dei tanti avanzi, dei desideri fluiti nella realtà per poi cristallizzarsi nel mondo che adesso sono diventati, se non che nel divenire hanno perso la loro essenza e anche la loro verità.

(H. G. Adler, Un viaggio, Fazi Editore)

Un fiore incantato


<< Che razza di sognatore sei, se rinunci e ti lamenti! Consolati!>>.
<< E come faccio a consolarmi? Tutto è contraddetto. Quello che mi succede può anche essere giusto, ma non è sopportabile>>.
<< Tu sopporti. Forse conti i passi. E forse li conta anche quel soldato lì. Ha l'aria assente>>.
<< E perché non è assente davvero? Potrebbe scappare. Ha un fucile. Per lui sarebbe molto più facile che per me e per te. Non dovrebbe fare quello che gli hanno detto. Opporsi apertamente, certo, gli procurerebbe guai seri perché è sottoposto a leggi spietate, però potrebbe svicolare. Questo potrebbe farlo di sicuro!>>.
<< D'accordo. Ma anche se svicolasse, al suo posto ci sarebbe già qualcun altro. E se anche quello mollasse, ce ne sarebbe un altro ancora. Andrebbe avanti così all'infinito, non c'è scampo>>.
<< Non è sempre così? C'è sempre qualcun altro. La colpa passa sempre da uno al'altro, non ha mai fine. Nessuno è se stesso. Ognuno è solo la scimmia dell'altro. Se non vuole esserlo, allora viene rimpiazzato. Anche questo va avanti all'infinito>>.
<< Non vuoi riconoscere un senso?>>.
<< Se voglio...? Sei matto. La volontà c'è ma è un fiore incantato, sempre visibile ma sempre impossibile da raggiungere>>.

(H. G. Adler, Un Viaggio, Fazi Editore)

martedì 9 febbraio 2010

domenica 7 febbraio 2010

Senza cuore


[...] dalle altre femmine, uno può salvarsi, può scoraggiare il loro amore; ma dalla madre, chi ti salva? Essa ha il vizio della santità... non si sazia mai di espiare la colpa d'averti fatto, e, finché è viva, non ti lascia vivere, col suo amore. E si capisce: lei, povera ragazza insignificante, non possiede niente altro che quella famosa colpa nel suo passato e nel suo futuro, tu, figlio malcapitato, sei l'unica espressione del suo destino, essa non ha nessun'altra cosa da amare. Ah, è un inferno essere amati da chi non ama né la felicità, né la vita, né se stesso, ma soltanto te! E se tu hai voglia di sottrarti a un simile sopruso, a una simile persecuzione, essa ti chiama Giuda! Precisamente, tu saresti un traditore, perché ti va di girare per le vie, alla conquista dell'universo, mentre che lei vorrebbe tenerti sempre con sé, nella sua dimora d'una camera e cucina!
[...] E mentre tu cresci, e ti fai bello, essa sfiorisce... Si sa che la fortuna non può impicciarsi con la miseria, così va la legge di natura! Però, lei, questa legge non la intende: e ti vorrebbe, suppongo, magari disgraziato peggio di lei, vecchio, imbruttito, magari mutilato o paralitico, pur di averti sempre vicino. Lei, per natura, non è libera, e vorrebbe che tu fossi asservito assieme a lei. Questo è il suo amore di madre!
Non riuscendo ad asservirti, intanto, si compiace del suo romanzo d'una madre martire e d'un figlio senza cuore. Tu, è naturale, non hai nessun gusto per un romanzo di tal genere, e te ne ridi: a te piacciono altri romanzi, altri cuori... Essa piange, e sempre più diventa noiosa, senile, funesta! Tutto, intorno a lei, è infestato dalle lagrime. E tu, si capisce, sempre più hai voglia di evitarla. Appena ti vede ricomparire, essa ti accusa... I suoi insulti sono supremi, di uno stile biblico. Il meno che può dirti è infame assassino; e non c'è giorno che non ti reciti questa litania! Vorrebbe, forse, con le sue accuse, ispirarti l'odio di te, e privarti di te stesso, per sostituire, lei, i tuoi orgogli e i tuoi vanti, usurpandoti, come una regina triste [...].

(Elsa Morante, L'isola di Arturo)