mercoledì 26 maggio 2010

venerdì 21 maggio 2010

lunedì 17 maggio 2010

Eroe dei due mondi


Le origini dell'Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) vanno fatte risalire al 1 aprile 1871, anno in cui Giuseppe Garibaldi, su esplicito invito di una nobildonna inglese, lady Anna Winter, contessa di Southerland, incaricò il suo medico personale, il dottor Timoteo Riboli, con studio in Torino, di costituire una Società per la Protezione degli Animali, annoverando la signora Winter e Garibaldi come soci fondatori e presidenti onorari.

(Wikipedia)

domenica 16 maggio 2010

Misericordie


Ipazia nacque ad Alessandria dove fu allevata ed istruita. Poichè aveva più intelligenza del padre, non fu soddisfatta dalla sua conoscenza delle scienze matematiche e volle dedicarsi anche allo studio della filosofia.
La donna era solita indossare il mantello del filosofo ed andare nel centro della città. Commentava pubblicamente Platone, Aristotele, o i lavori di qualche altro filosofo per tutti coloro che desiderassero ascoltarla. Oltre alla sua esperienza nell'insegnare riuscì a elevarsi al vertice della virtù civica.
Fu giusta e casta e rimase sempre vergine. Lei era così bella e ben fatta che uno dei suoi studenti si innamorò di lei, non fu capace di controllarsi e le mostrò apertamente la sua infatuazione. Alcuni narrano che Ipazia lo guarì dalla sua afflizione con l'aiuto della musica. Ma la storia della musica è inventata. In realtà lei raggruppò stracci che erano stati macchiati durante il suo periodo e li mostrò a lui come un segno della sua sporca discesa e disse, "Questo è ciò che tu ami, giovanotto, e non è bello!". Alla brutta vista fu così colpito dalla vergogna e dallo stupore che esperimentò un cambiamento del cuore ed diventò un uomo migliore.
Tale era Ipazia, così articolata ed eloquente nel parlare come prudente e civile nei suoi atti. La città intera l'amò e l'adorò in modo straordinario, ma i potenti della città l'invidiarono, cosa che spesso è accaduta anche ad Atene. Anche se la filosofia stessa è perita, il suo nome sembra ancora magnifico e venerabile agli uomini che esercitano il potere nello stato.
Così accadde che un giorno Cirillo, vescovo della setta di opposizione [il cristianesimo], passò presso la casa di Ipazia, e vide una grande folla di persone e di cavalli di fronte alla sua porta. Alcuni stavano arrivando, alcuni partendo, ed altri sostavano. Quando lui chiese perché c'era là una tale folla ed il motivo di tutto il clamore, gli fu detto dai seguaci della donna che era la casa di Ipazia il filosofo e che lei stava per salutarli. Quando Cirillo seppe questo fu così colpito dalla invidia che cominciò immediatamente a progettare il suo assassinio e la forma più atroce di assassinio che potesse immaginare.
Quando Ipazia uscì dalla sua casa, secondo il suo costume, una folla di uomini spietati e feroci che non temono né la punizione divina né la vendetta umana la attaccò e la tagliò a pezzi, commettendo così un atto oltraggioso e disonorevole contro il loro paese d'origine.
L'Imperatore si adirò, e l'avrebbe vendicata se non fosse stato subornato da Aedesius. Così l'Imperatore ritirò la punizione sopra la sua testa e la sua famiglia tramite i suoi discendenti pagò il prezzo. La memoria di questi eventi ancora è vivida fra gli alessandrini.

(Vita di Ipazia,  dalla Historia Ecclesiastica di Socrate Scolastico)

P.S. Cirillo è tuttora venerato come santo e dottore della chiesa

domenica 9 maggio 2010

Radio divorzio

I Mille


Stornammo gli occhi da quella visione tentatrice e ci avviammo per un viale, che metteva capo a una delle uscite della villa. Ragionavamo delle nostre tribolazioni e della coda del diavolo che avea guasti i nostri sogni leggiadri, quando il caso volle che sbucassero di dietro a un gruppo d'arboscelli due preti. Que' due preti ridevano. Il focoso Elia disse: "Ecco là quei due corvi del mal augurio, che gongolano della nostra mortificazione."
E, detto fatto, corse sopra certe brutte vestigie lasciate per terra da certe vacche, e ne pigliò una gran manata; Rossi, indovinando il suo pensiero, fé altrettanto; e in un baleno, furono addosso ai malcapitati e, acciuffatili, sigillarono ad ambedue la bocca con un potente ceffone, che non ebbe delle rose né il colore né l'odore.
I reverendi rimasero per qualche minuto estatici, poi s'arrischiarono ad aprir bocca, e urlarono come ossessi e fuggirono, togliendosi di sul volto, a pezzi e bocconi, la fetida maschera. Mezzo morto dal ridere, m'ero avvinghiato ad un colonnino. per non cascare in terra. Fruscianti rideva a più non posso. I due schiaffeggiatori forbivano le mani sull'erba. Quand'ecco Garibaldi, attratto dalle urla dei preti, comparire in fondo al viale e gridare: "Che cos'è, che cos'è?"

(Giuseppe Bandi, I Mille: da Genova a Capua, Garzanti)

venerdì 7 maggio 2010

giovedì 6 maggio 2010

Il Caso e il Sognatore


 
Se, nel preciso momento in cui il Caso morì, qualcuno della Terra avesse puntato sul posto un laser (un laser filato e della massima intensità), e se foste riusciti a tenere sotto controllo il raggio per un migliaio di anni (non ce l'avreste fatta, naturalmente, e in ogni caso nessuno si prese la briga di puntarlo né di sapere come succedeva), allora avreste potuto vedere la sua bara.
Non si trattava precisamente di una bara. Le navi hanno le scialuppe di salvataggio, per il caso che affondino, e le scialuppe il salvagente, per il caso che affondino a loro volta, e la bara era servito un tempo a quello scopo; ma ora e per tutti quei secoli era ed era stata la bara del Caso.
Giaceva nell'oscurità, le sue ridondanti grida di angoscia mute per sempre. E precipitava sempre più lentamente, sotto la spinta remota di una luce ormai svanita, perché nessuno gli aveva mai detto di fermarsi.
Il Caso, vecchio di un migliaio e qualche centinaio e forse d'un paio di dozzine e di una frazione d'anni (ma chi l'ha detto che i morti continuino a invecchiare?), giaceva nel cilindro , vestito della tenuta di bordo (che lungo tempo prima - anche il Caso ha un lungo tempo prima - si era ridotta praticamente a nulla), consistente nella sola stoffa sufficiente per reggerne il bracciale: Tenente Seniore,  e l'elaborato simbolo dell'arma di appartenenza. EXn avreste letto, una volta esaminato il simbolo: Ex a molti livelli: esplorazione, extrasolare, extragalattico, extratemporale, eccetera; più le possibili collaterali: espatriato, ex-militare, ex-officio, exit... Perché, arruolandosi nella Xn, nessuno faceva mai progetti personali, che implicassero un "qui", un "adesso". O un qualcuno...

(Theodore Sturgeon, Il sognatore, Moizzi Editore)

Il Sognatore


 

Era morto da secoli quando venne di nuovo svegliato alla vita. L'umanità aveva bisogno del suo ultimo esploratore spaziale. Sì, l'umanità aveva un desiderio che solo lui poteva soddisfare. Ma lui e il suo computer avevano un desiderio ancora più grande!

(quarta di copertina di Theodore Sturgeon, Il sognatore, Moizzi Editore)

martedì 4 maggio 2010

Infelicità

Alla fine la sola cosa che forse il lettore apprezza di Ben Turnbull è che, essendo una caricatura tanto marcata di un protagonista di Updike, ci aiuta a capire cosa c'era di tanto sgradevole e frustrante negli ultimi personaggi di questo autore. Non è che Turnbull sia stupido: sa citare Pascal e Kierkegaard sull'angoscia esistenziale, discutere della morte di Schubert, distinguere tra Polygonum multiflorum destrogiro e levogiro. E' che persiste nella convinzione bizzarra e adolescenziale che poter far sesso con chi si vuole quando si vuole sia una cura contro la disperazione umana. E anche l'autore di Verso la fine del tempo, a quanto mi è concesso di capire, ne è convinto. Updike non lascia dubbi: l'impotenza finale del narratore gli appare catastrofica, il simbolo definitivo della morte stessa, ed evidentemente vuole che noi ce ne addoloriamo tanto quanto Turnbull. Non sono né stupito né offeso da questo atteggiamento, più che altro non lo capisco. Ringalluzzito o flaccido che sia, l'infelicità di Ben Turnbull è ovvia sin dalla prima pagina del romanzo. Mai una volta, però, gli viene in mente che il motivo di tanta infelicità sia che è uno stronzo.

(David Foster Wallace, in Considera l'aragosta, Einaudi)

sabato 1 maggio 2010