domenica 9 maggio 2010

I Mille


Stornammo gli occhi da quella visione tentatrice e ci avviammo per un viale, che metteva capo a una delle uscite della villa. Ragionavamo delle nostre tribolazioni e della coda del diavolo che avea guasti i nostri sogni leggiadri, quando il caso volle che sbucassero di dietro a un gruppo d'arboscelli due preti. Que' due preti ridevano. Il focoso Elia disse: "Ecco là quei due corvi del mal augurio, che gongolano della nostra mortificazione."
E, detto fatto, corse sopra certe brutte vestigie lasciate per terra da certe vacche, e ne pigliò una gran manata; Rossi, indovinando il suo pensiero, fé altrettanto; e in un baleno, furono addosso ai malcapitati e, acciuffatili, sigillarono ad ambedue la bocca con un potente ceffone, che non ebbe delle rose né il colore né l'odore.
I reverendi rimasero per qualche minuto estatici, poi s'arrischiarono ad aprir bocca, e urlarono come ossessi e fuggirono, togliendosi di sul volto, a pezzi e bocconi, la fetida maschera. Mezzo morto dal ridere, m'ero avvinghiato ad un colonnino. per non cascare in terra. Fruscianti rideva a più non posso. I due schiaffeggiatori forbivano le mani sull'erba. Quand'ecco Garibaldi, attratto dalle urla dei preti, comparire in fondo al viale e gridare: "Che cos'è, che cos'è?"

(Giuseppe Bandi, I Mille: da Genova a Capua, Garzanti)

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