giovedì 6 maggio 2010

Il Caso e il Sognatore


 
Se, nel preciso momento in cui il Caso morì, qualcuno della Terra avesse puntato sul posto un laser (un laser filato e della massima intensità), e se foste riusciti a tenere sotto controllo il raggio per un migliaio di anni (non ce l'avreste fatta, naturalmente, e in ogni caso nessuno si prese la briga di puntarlo né di sapere come succedeva), allora avreste potuto vedere la sua bara.
Non si trattava precisamente di una bara. Le navi hanno le scialuppe di salvataggio, per il caso che affondino, e le scialuppe il salvagente, per il caso che affondino a loro volta, e la bara era servito un tempo a quello scopo; ma ora e per tutti quei secoli era ed era stata la bara del Caso.
Giaceva nell'oscurità, le sue ridondanti grida di angoscia mute per sempre. E precipitava sempre più lentamente, sotto la spinta remota di una luce ormai svanita, perché nessuno gli aveva mai detto di fermarsi.
Il Caso, vecchio di un migliaio e qualche centinaio e forse d'un paio di dozzine e di una frazione d'anni (ma chi l'ha detto che i morti continuino a invecchiare?), giaceva nel cilindro , vestito della tenuta di bordo (che lungo tempo prima - anche il Caso ha un lungo tempo prima - si era ridotta praticamente a nulla), consistente nella sola stoffa sufficiente per reggerne il bracciale: Tenente Seniore,  e l'elaborato simbolo dell'arma di appartenenza. EXn avreste letto, una volta esaminato il simbolo: Ex a molti livelli: esplorazione, extrasolare, extragalattico, extratemporale, eccetera; più le possibili collaterali: espatriato, ex-militare, ex-officio, exit... Perché, arruolandosi nella Xn, nessuno faceva mai progetti personali, che implicassero un "qui", un "adesso". O un qualcuno...

(Theodore Sturgeon, Il sognatore, Moizzi Editore)

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