venerdì 18 giugno 2010

L'ostinata, insopprimibile convinzione

 
La gravità del suo turbamento prova quanto fosse già inquieto e in fermento. Certo era insolente e inesperto, ma persuaso che le città costruite da quelli più vecchi di lui hanno l'aria di sobborghi squallidi pieni di caserme, di luoghi di disciplina, contro una fiamma rossa e gialla. Era impressionabile; ma questa parola è contraddetta dalla competenza con la quale riparava con il cavo della mano il fiammifero acceso. Era un giovane solido.
Certo che, o studente o commesso di negozio, uomo o donna, verso i vent'anni colpisce come uno shock, il mondo dei grandi, gettatoci in faccia con contorni così neri in contrasto a ciò che siamo; alla realtà; alle brughiere e a Byron; al mare e al faro; alla mascella di pecora con i suoi denti gialli; all'ostinata, insopprimibile convinzione che rende la gioventù così intollerabilmente difficile - "sono quello che sono, e intendo esserlo", - di fronte a questo non esiste nel mondo alcuna forma se non quella che Jacob si crea da solo. I Plumer cercheranno di impedirgli di arrivarci. Wells e Shaw e i settimanali seri da sei pence lo contrasteranno... Ogni volta che sarà invitato fuori a pranzo la domenica - o a cena o al té - si ripeterà lo stesso shock - lo stesso sentimento di orrore - lo stesso disagio, seguito poi dal piacere, perché a ogni passo della sua passeggiata lungo il fiume assorbirà dentro di sé una tale assoluta certezza, un tale senso di fiducia che gli viene confermato da ogni parte, dagli alberi curvi, dalle guglie il cui colore grigio si fonde con l'azzurro del cielo, dalle voci portate dal vento e come sospese nell'aria, quest'aria di maggio, vibrante, piena di particelle, della fioritura degli ippocastani, di polline, di tutto ciò che dà all'aria di maggio la sua vitalità, che confonde un albero con l'altro, trasforma le gemme in boccioli, rende vivido il verde. E anche il fiume scorre via, né troppo impetuoso, né troppo veloce, ma colma d'acqua il rempo che vi affonda, e lascia cadere bianche stille dalla pala e nuota verde e profondo sopra i giunchi curvi, come se indugiasse a coprirli di carezze.

(Virgina Woolf, La stanza di Jacob, Marsilio)

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