mercoledì 25 luglio 2012

"Ho letto in un blog il parere di un lettore molto deciso, che a proposito del personaggio di Littell diceva: «Max Aue sembra vero perché è lo specchio dei suoi tempi». Ma no! Sembra vero (a certi lettori facili da turlupinare) perché è lo specchio dei nostri tempi: nichilisti, postmoderni, per dirlo in due parole. Mai viene suggerito che quel personaggio aderisca al nazismo. Anzi, manifesta un distacco spesso critico nei confronti della dottrina nazionalsocialista, e in tal senso non si può dire che rifletta il fanatismo delirante che regnava ai suoi tempi. Invece, il distacco che sfoggia, quell'aria di irrimediabile disincanto, quel costante malessere, quel gusto per il ragionamento filosofico, quell'amoralità rivendicata, quel tetro sadismo e quella tremenda frustrazione sessuale che gli torce incessantemente le viscere... ma certo! Come ho fatto a non pensarci prima? Di colpo mi è tutto chiaro: Le Benevole è «Houellebecq fra i nazisti», semplicemente." 

Laurent Binet, HHhH (Einaudi)

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